Il laboratorio Spinal è diventato un luogo affollato, dove si avvicendano studenti e ricercatori. Giuliano Taccola ha creato un ambiente fervido di idee e iniziative.
Una conversazione con Giuliano Taccola per raccontare gli sviluppi della ricerca nel laboratorio Spinal:
Dopo alcuni mesi di lavoro in solitudine, ma restando sempre collegato ad altri laboratori e centri di ricerca, è arrivata, nell’agosto 2009, Tamara Coslovich, con una borsa di ricerca Spinal. Sono poi approdati al laboratorio Giuseppe D’angelo, Cristina Foscato e, in ottobre, Dario Olivieri.
Giuseppe D’Angelo, studente in Neuroscienze a Trieste, cercava un posto dove fare la tesi. Ha iniziato con me una tesi sperimentale: uno studio farmacologico su di un neurotrasmettitore che presiede a numerose funzioni nel sistema nervoso centrale ma di cui ancora non si sapeva molto sul suo ruolo nel midollo spinale di mammifero. E’ un lavoro quasi concluso che abbiamo presentato, con un poster, al Neuroscience americano, a San Diego.
Iniziai da solo questo progetto a cui per due mesi collaborò Tamara Coslovich ma di sicuro Giuseppe D’Angelo gli ha dato l’impulso decisivo: ci ha permesso di capire quale sia il ruolo di questa molecola endogena nel facilitare l’attività del midollo spinale. I dati raccolti sono stati già presentati in SISSA il 15 dicembre. E’ stato il primo importante banco di verifica Al più presto sottoporremo il progetto ai giudici di una rivista scientifica dell’ambito delle neuroscienze e ci aspettiamo un feedback per noi importante: indicazioni se il lavoro necessita di correttivi, di altri esperimenti, se va rivista l’analisi o se si devono aggiungere altri aspetti di studio.
Le tesi di Giuseppe D’Angelo è conclusa e nei prossimi due mesi vorremmo perfezionare la stesura del manoscritto e fare una serie di esperimenti pilota che ci serviranno per approfondire alcune osservazioni legate a questo progetto. Ci sembra che ci sia materia per un progetto di ricerca autonomo, per una successiva analisi per una tesi di laurea dello studente dell’Università di Udine che dovrebbe raggiungerci quanto prima.
In questo avvicendamento ci sarebbe la possibilità del passaggio di staffetta tra la persona che sta concludendo, che ha accumulato esperienza sull’argomento e abilità tecnica, e la persona che incomincia. Un passaggio che sarebbe auspicabile si realizzasse quanto prima. Lo studente di Biotecnologie sanitarie dell’Università di Udine era disposto a raggiungerci già dalla metà di febbraio ma ci sono alcuni problemi di tipo burocratico in via di risoluzione, spero possa arrivare il prossimo mese. E’ la prima volta che uno studente di Biotecnologie sanitarie dell’Università di Udine svolge una tesi sperimentale presso la SISSA. Uno studente di questa regione, di San Giorgio di Nogaro, svolgerà la propria ricerca presso il laboratorio Spinal.
Dario Olivieri sta facendo qui il suo dottorato in neurobiologia, il suo Ph.D.* Si fermerà tre, quattro anni. Per lui c’è anche un importante aspetto formativo: imparare a fare elettrofisiologia e pensare/progettare e condurre un progetto di ricerca in maniera autonoma. Dario Olivieri sta seguendo un altro progetto che era nato da alcuni esperimenti che avevo fatto nel laboratorio canadese nel 2004 e che nell’agosto dell’anno scorso ho rivisto con il prof. Klaus Ballanyi
Erano stati tre o quattro mesi di intensi esperimenti. Avevamo accumulato molti dati, alcuni dei quali ci portarono ad una bella pubblicazione su una prestigiosa rivista, altri sono rimasti lì nel cassetto, come spesso succede. Rivedendo assieme quel lavoro, sei anni dopo, alcuni dati mi hanno sorpreso perché nel frattempo ho trovato altre situazioni sperimentali che sembrano avere effetti simili. Ci siamo quindi proposti di concludere quelle osservazioni per restituirle al mondo scientifico e valutare se dare a quel progetto un ulteriore sviluppo. E’ questo quindi quello che sto facendo con Dario: valutare il ruolo di alcune sostanze endogene nel funzionamento del midollo spinale. Si tratta di concludere un ciclo di esperimenti per aggiungere le relative osservazioni a quelle già raccolte nel laboratorio canadese del prof. Klaus Ballanyi, dove hanno continuato a ripetere gli esperimenti. Arriveremo così alla pubblicazione del lavoro.
r.t.: Ha fatto un bel passo avanti il laboratorio…
Sì, e l’ampliamento delle presenze e del lavoro è anche una grossa responsabilità ma ti fa capire più di altre cose se hai qualcosa da trasmettere.
Tutto il periodo durante il quale ho lavorato da solo, da settembre 2009 ad aprile 2010, ho continuato giornalmente a fare i miei esperimenti alcuni dei quali mi hanno consentito di fare le osservazioni che ho voluto proseguire non appena mi hanno raggiunto gli altri. Come ho detto il progetto di cui si occupa D’Angelo nasce da quel lavoro.
Altri sono esperimenti che ho fatto io da solo, progetti che ho sviluppato in maniera autonoma. Proprio in questi giorni ho ricevuto un confortante giudizio dal Journal of Neurophysiology cui ho sottoposto l’articolo ” The locomotor central pattern generator of the rat spinal cord in vitro is optimally activated by noisy dorsal root waveforms”. Mi chiedono di aggiungere qualche ulteriore osservazione ma nel complesso sembra una valutazione positiva.
Credo sia importante portare avanti diverse linee di ricerca e soprattutto attribuire ad ognuna delle persone del laboratorio la responsabilità di un proprio progetto di ricerca perché questo fa sì che, al di là della collaborazione, l’aiuto e i consigli, ogni persona abbia la responsabilità del proprio lavoro e la soddisfazione di vederselo riconosciuto. Questo è quello che ho imparato in SISSA.
Effettivamente le idee e le cose da fare sono davvero tante e la difficoltà è trovare l’equilibrio per riportare ognuna ad un traguardo raggiungibile… Se da una parte è importante avere tante idee, perché questo rappresenta la possibilità della prosecuzione della ricerca, nello stesso tempo ci vuole anche la concretezza per procedere con progetti fattibili.
Per quanto riguarda il mio lavoro: quando sono arrivato a Udine ho concluso la stesura dei dati raccolti a proposito di un nuovo modello di lesione del midollo spinale, lavoro svolto insieme a Miranda Mladinic e Andrea Nistri. Oggi vorrei tornare a studiare la fisiologia del midollo spinale. Dopo la lesione il midollo non si comporta più come prima e ci sono delle caratteristiche, delle singolarità che vorrei indagare. Credo che sia un giusto modo di procedere: osservi la lesione poi torni alla fisiologia e poi di nuovo alla lesione…e così via. In realtà alcune particolarità che abbiamo osservato nel modello di lesione ci hanno sorpreso, ci hanno dato delle indicazioni che non sapremmo al momento chiarire. Allora tornando alla fisiologia del midollo integro stiamo cercando di chiarire alcuni aspetti riservandoci di tornare al modello di lesione per trasferirvi le conclusioni che avremo raccolto in questa fase. In particolare quello che abbiamo osservato è che dopo una lesione il CPG (Central Pattern Generator) al di sotto della lesione non riesce più ad essere eccitato così come avviene fisiologicamente, l’attività non può più essere evocata tramite stimolazione della periferia. E allora ecco la necessità di tornare alla situazione fisiologica del midollo per capire meglio quali possono essere gli interventi farmacologici o di stimolazione elettrica in grado di aumentare l’eccitabilità del midollo spinale e poi provare ad utilizzare questi strumenti in un midollo che è stato lesionato L’intenzione è di procedere su due versanti:
continuare con le stimolazioni elettriche. E’ il progetto che ho presentato e di cui sto completando la revisione, sono cioè gli esperimenti che ho condotto provando a stimolare il midollo con una diversa forma di onda elettrica. In particolare ho variato alcuni parametri della stimolazione elettrica e uno di questi si è dimostrato più efficace di quelli tradizionalmente usati.
studiare la farmacologia, come nel caso dei recettori che sta studiando Giuseppe D’Angelo, sperimentare l’applicazione di sostanze che siano in grado di portare a soglia e quindi di attivare i circuiti locomotori.
La possibilità successiva, sempre in ambito fisiologico, è quella di associare protocolli di stimolazione elettrica innovativi all’attivazione farmacologica di sottotipi recettoriali, presenti nel midollo spinale, ma fino ad oggi non esplorati e provare quindi questa composizione su un midollo lesionato per vedere se possa essere riattivato.
Finanziamenti
Abbiamo ricevuto dei piccoli finanziamenti: dalla FAIP, dalla linea Messina di Genova e dalla Fondazione Vertical di Roma che ci hanno permesso di migliorare la dotazione tecnica, già ottima, del laboratorio. In particolare abbiamo acquistato un particolare microscopio che utilizzeremo per svolgere delle registrazioni elettrofisiologiche innovative sulla nuova preparazione del midollo spinale che ho sviluppato con i canadesi quest’estate. (Verranno a montarlo dall’Inghilterra, prima di Pasqua)
Ho fatto, nel recente passato, alcune richieste di finanziamento sulla base di progetti scientifici, di cui non ho ancora avuto risposta, che ci potrebbero servire per migliorare ancora la dotazione in ragione di cose nuove che vorremmo fare e per poter reclutare persone di maggiore esperienza.
Collaborazioni
Nell’ambito delle collaborazioni c’è innanzitutto la collaborazione con l’Università di Trieste, nello specifico con Alessandra Fabbro che ha fatto il dottorato con me in SISSA e ora è un post doc presso il laboratorio della prof. Laura Ballerini all’Università di Trieste. Con lei ho scritto un progetto di ricerca per giovani ricercatori.
Scrivere un progetto di ricerca è un modo per costringerti a studiare, per pensare a quello che vorresti fare, anche quello che al momento non puoi. Comunque, lavorando con Alessandra Fabbro, abbiamo pensato a progetti che realizzeremo anche in mancanza di quel finanziamento anche se con molta piu’ fatica.
Continua il bellissimo rapporto con il prof. Nistri, quindi con la SISSA di Trieste.
Prosegue la collaborazione con l’Università di Genova. Al momento i lavori sono sospesi dopo aver presentato un progetto di finanziamento, che è in attesa di valutazione, al ministero su un bando del 2009.
E’ in corso, come ho accennato, la collaborazione con il laboratorio canadese. E’ una finestra aperta, un rapporto importante.
Con l’Università di Udine continua un ottimo rapporto con la Fisiologia del prof. di Prampero. Ci sono state occasioni per discutere di argomenti scientifici e per un confronto sulle reciproche ricerche con incontri e visite ai laboratori. Lo scambio è motivato anche dal fatto che siamo gli unici a Udine con cui è possibile avere un lessico comune, con cui condividere la stessa passione per le Neuroscienze. Spero che si possa sviluppare una futura collaborazione
*Doctor of Philosophy, abbreviato Ph.D. , dal latino “Philosophiæ Doctor”, significa insegnante di filosofia. Nonostante il riferimento alla materia umanistica, il titolo PhD non è per forza correlato a tale tipo di laurea (si può essere PhD anche in materie scientifiche) è un titolo accademico di grado avanzato che indica che il soggetto ha svolto quello che da noi potrebbe chiamarsi “dottorato di ricerca”, cioè dopo la laurea ha sviluppato ulteriori conoscenze e capacità in un ramo specifico.
pubblicato sul n.38 El Cochecito aprile 2011